La Nostra Costituzione non ha nulla di vecchio, va applicata

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Ci dicono che è troppo vecchia, provate a dire ad un Americano, ad un Inglese o ad un Francese di cambiare la propria Carta, vedete cosa sarebbero capaci di fare … altro che Rivoluzione. Eppure sono, una del 1787, l’altra, quella Inglese addirittura del XII (12°) secolo, la Francese del 1791.

Nel 1948 quella Costituzione fu voluta da un’ampissima maggioranza, che con l’Assemblea Costituente approvò quella che è definita da tante Nazioni, come la più bella Costituzione del mondo.

La Nostra non ha nulla di vecchio, dovrebbe essere solo applicata.

Flussi e riflussi storici, d’altronde l’uomo da millenni non fa altro che commettere sempre gli stessi errori, uguali e ripetitivi.

A volte è come se la storia passata non fosse mai esistita.

E’ come se i vari Calamandrei, De Gasperi, De Nicola, Tupini, Terracini, Ghidini, Saragat, Bosco Lucarelli, Conti, Grandi, Micheli e Pecorari (solo per citarne alcuni), non fossero mai esistiti, od ancor peggio, è come se si alzassero dal tavolo per lasciare il posto ai vari Boschi, Renzi, Verdini, Alfano, Lorenzin, Napolitano, Madia, Padoan, Poletti (sempre per citarne solo alcuni).

Quindi è una questione di Merito e di Metodo, oltretutto questa più che una riforma, sembra una specie di sostituzione della Nostra Costituzione (bel 47 articoli su 139), un rimpiazzo voluto da una piccolissima minoranza che vuole imporre alla stragrande maggioranza del Popolo Italiano, delle volontà che sicuramente non sono quelle volute dagli italiani.

Quello che stanno facendo è come una sorta di bastonata allo Stato che si deve rendere rasente e servile verso un Esecutivo diretto da un capo partito, che a sua volta è asservito a dei Poteri Sovranazionali. Una riforma imposta prima a quella minoranza parlamentare che ricattata l’ha votata, e poi si arroga il diritto di imporla alla Nazione intera.

Era il 2013 e la JP Morgan in un suo documento, in nome del capitalismo vincente, aveva indicato quattro difetti delle Costituzioni del Sud Europa, da questi ritenute troppo socialiste (e cioè più di quanto dovuto a favore del Popolo), adottate in Europa nel dopoguerra:

  1. una debolezza degli esecutivi nei confronti dei Parlamenti;
  2. un’eccessiva capacità di decisione delle Regioni nei confronti dello Stato;
  3. la tutela costituzionale del diritto del lavoro;
  4. la libertà di protestare contro le scelte non gradite al Potere od ai Governi.

Tutte volontà dettate, prima a Napolitano e poi a questo Premier, dallo stesso Napolitano nominato, il quale è indiscutibilmente in mano a tutti i poteri economico/finanziari/industriali di mezzo mondo, e che pedissequamente non sta facendo altro che eseguire gli ordini imposti.

Carmelo D'Ercole

Dopo il diploma conseguito presso l'Istituto Tecnico Commerciale "Calvino" di Trapani, si iscrive all'Università degli studi di Palermo, laureandosi in Relazioni Industriali. Oggi lavora per un primario istituto bancario. Nel 2012 si è candidato alle Elezioni Amministrative nel Comune di Erice con la lista "Di Pietro Italia dei Valori - Federazione della Sinistra" conseguendo 59 preferenze.

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